L’ agroalimentare per lo sviluppo economico e turistico

Economia e turismo
06/11/2018 11:17

Che esista da tempo una visione integrata dell’agroalimentare con lo sviluppo turistico ed economico è sotto gli occhi di tutti quanti noi. Ne sono testimonianza la multifunzionalità del settore agricolo, la diversificazione delle produzioni, il ricambio generazionale con sempre più giovani laureati e specializzati che sperimentano le nuove tecnologie nelle aziende agricole di famiglia.

L’ennesima azione concreta in tal senso è l’annuncio istituzionale del Mipaf e del Mibact:  il 2018 sarà l’anno dedicato al cibo italiano! Il cibo, insieme all’arte, racconta la storia delle nostre terre e delle comunità che le abitano.

 Ma è attorno al cibo che si svela un mondo interculturale. Le persone non desiderano solo assaggiare un gusto particolare ma comprendere e scoprire cosa sottende quel sapore. E’ sempre più forte l’esigenza di conoscere gli altri attraverso il cibo e di farlo in maniera gioiosa, conviviale.

Perché è a tavola che si fa esperienza degli altri, del diverso e dello straniero.  Che non è più tale, ma diventa ospite e fratello. A tal proposito pensiamo al Social Eating di Nughedu S. Vittoria, al Girotonno di Carloforte e all’International Street Food di San Giovanni Suergiu. Il cibo è strumento di dialogo, favorisce l’integrazione culturale e sociale all’interno di una stessa comunità e tra questa e il mondo esterno.  Un contesto dove le persone del posto mostrano con orgoglio il loro saper fare e la storia della loro tradizione identitaria. Queste comunità s’impegnano a migliorare il sistema alimentare locale a partire dalla valorizzazione delle produzioni locali, con particolare attenzione alla conservazione della biodiversità agroalimentare e degli ecosistemi, per garantire uno sviluppo locale economico e sociale armonico e rispettoso degli equilibri naturali.

Come lo raccontiamo tutto questo? Il food storytelling può rappresentare un ottimo strumento narrativo: la produzione del cibo diventa una storia da raccontare e che i consumatori vogliono conoscere!

Un case history interessante è quello di Whole Foods, una catena americana di supermercati  che commercializza cibo biologico. Sul loro sito viene venduto uno stile di vita attraverso una serie di tecniche narrative, che potremmo riassumere nel concetto di donare un’emozione: le immagini accattivanti e la narrazione contribuiscono a far comprendere al visitatore come Whole Foods sia una società ecologicamente consapevole, che si prende cura dei propri clienti e agricoltori/fornitori. I colori dai toni caldi, un font che imita la scrittura reale, la visualizzazione costante di frutta e verdura e il design del sito web implicano chiaramente una strategia volta a narrare uno stile di vita naturale, che l’azienda promette di rendere accessibile tramite i suoi prodotti. Inoltre, Whole Foods dispone di blog con ricette stagionali e articoli informativi sui benefici del mangiare biologico. A New York hanno bisogno di una strategia di marketing per ricreare uno stile di vita sano e morigerato, attento alla salute e all’ambiente.

Noi in Sardegna l’abbiamo come contesto naturale, come cornice paesaggistica. Quando si parla di economia del paesaggio, si pensa a un sistema integrato tra storia, archeologia, ambiente e cibo. Non è ricreato artificialmente ma si presenta al visitatore come esperienza indelebile di luogo dove unire il bello al buono. Sorseggiare un calice di vino rosso all’interno di un villaggio nuragico o produrre il formaggio dopo aver munto il latte delle pecore direttamente nell’ovile. Impastare e decorare pane e dolci oppure intrecciare cestini e canestri in “medaus” autentici. Esempi di turismo lento, di approccio a una vita più rilassante e a misura d’uomo.

Anche la comunicazione attraverso le immagini è immediata, trasmette  sensazioni, attrae l’occhio di chi guarda. La parola e l’immagine danno sapore e i contenuti diventano un ingrediente necessario che arricchisce l’esperienza d’acquisto. Mangiare è da sempre un’azione condivisa tra persone e i social non sono altro che il luogo in cui si creano nuove community. E’ la narrazione sui nuovi media, potenti e virali, che lanciano all’ennesima potenza messaggi e contenuti, che imprimono nella mente il brand d’impresa o la filosofia aziendale. Il richiamo non è solo al gusto ma anche all’estetica che diventa l’impatto visivo determinante per suscitare nel consumatore una reazione positiva e d’interesse all’acquisto.

Infine, sappiamo cosa è un turismo sostenibile e che cosa rappresenta per il potenziale sviluppo di un territorio? Probabilmente ci sfugge ancora il concetto e si allontana da noi quell’idea che visitare e scoprire luoghi nel pieno rispetto dell’ambiente e della popolazione indigena possa essere la chiave di volta della ricettività e dell’economia turistiche. Più facile godersi una vacanza senza troppi interrogativi, lasciandosi sfiorare ma non invadere dalle esperienze, dalle sensazioni e dalle emozioni. Chi non porta a casa con sé l’aroma di un bicchiere di vino, il gusto di una pietanza, la magia di un tramonto, non ha viaggiato ma ha transitato. Tracciare una strada dove esperienza e accoglienza camminano di pari passo per offrire l’anima di un territorio è roba da ingegneri romantici. Lo stesso dicasi per la sostenibilità, che non è solo ambientale, ma è in primis sociale ed economica e soprattutto identitaria. Luoghi tanto più appetibili quanto più forti della loro identità culturale e della loro lingua. Perché sanno raccontare, trasmettere e depositare ricordi indelebili nella mente e nel cuore dei viaggiatori.

Elvira Usai