Agroalimentare: export tra Polonia e Ungheria

Economia e turismo
04/01/2019 11:46

Cibo che parte verso l’est Europa e cibo che arriva dall’occidente più industrializzato. Nel mezzo un’isola, la Sardegna, che sull’enogastronomia fa scuola da secoli. Sempre troppo esiguo il numero delle eccellenze alimentari che lasciano la nostra terra per arrivare sulle tavole del mondo: il terribile contrappasso è l’enorme quantità di alimenti stranieri importati e consumati secondo tradizioni troppo “fast”.

Dal classico hamburger, simbolo delle paninoteche americane, al sushi modaiolo, sino ad arrivare agli speziati piatti indiani e thailandesi. L’importazione e il proliferare di ristoranti tipici ci ha fatto scordare tutte quelle aziende sarde che invece sconfinano il mare per promuovere e vendere prodotti come pasta, riso, formaggio, salumi, olio, bottarga, dolci e distillati. Tutti rigorosamente frutto di sapienti mani e spirito artigianale. Polonia, Croazia e Ungheria i nuovi mercati dove si gioca la sfida del made in Sardinia

La Polonia è il sesto partner commerciale dell’Italia; la quota export del nostro Paese negli ultimi dodici mesi ha chiuso con oltre 11 miliardi di euro. Dati ugualmente positivi, ma più contenuti, anche per Ungheria e Croazia. Da qui l’idea d’incontri commerciali che stimolano il confronto tra due mondi dai gusti totalmente opposti.

“Abbiamo organizzato le visite sul territorio, per consentire alle imprese di avere un confronto diretto con i mercati esteri – afferma il Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, Antonio Matzutzi – in pratica mettiamo le aziende nelle condizioni di attestare l’appetibilità delle proprie produzioni, per indirizzarle verso quei mercati ritenuti più adatti a intraprendere dei rapporti commerciali”. “L’agroalimentare è un settore strategico e da valorizzare ulteriormente – continua Matzutzi – in cui sono presenti moltissime aziende con una produzione di tipo artigianale che, grazie all’alta qualità dei propri prodotti, stanno già conquistando i mercati esteri”.

Nella nostra regione le imprese artigiane attive nel settore agroalimentare come i produttori di pasta, pane, dolci, formaggi, carne, frutta, pesce e bevande, sono più di 3.600 in rappresentanza del 10% dell’intero comparto artigiano. Tutte lavorazioni molto apprezzate anche all’estero grazie ai 191 milioni di euro di export” che, tra il 2015 e 2016, è cresciuto del 6,7%”.

I principali Paesi partner per l’agroalimentare sardo restano gli Stati Uniti che comprano 115milioni di euro di prodotti, Francia e Germania con 18 milioni mentre in Cina va un controvalore di 4,6 milioni di euro di prodotti. Segnali più che positivi se si vogliono consolidare gli obiettivi dei prossimi anni, ossia aiutare le imprese isolane in questo processo di internazionalizzazione che offre concrete opportunità di crescita. Nel frattempo assistiamo anche all’ingresso nella nostra terra di alimenti più globalizzati. Tra poche settimane l’area del Sulcis Iglesiente sarà servita da un nuovo locale della catena Mc’ Donalds, in costruzione a Carbonia, che produrrà come effetto positivo 35 posti di lavoro in un territorio più affamato di occupazione che di cibi americani!